Giobbe - Capitolo 13 - Giovanni Diodati Bibbia
- Ecco, l’occhio mio ha vedute tutte queste cose, L’orecchio mio le ha udite, e le ha intese.
- Quanto sapete voi, so anch’io; Io non son da men di voi.
- E pure io parlerò all’Onnipotente; Io avrò a grado di venire a ragione con lui.
- Ma certo, quant’è a voi, voi siete rappezzatori di menzogna; Voi siete medici da nulla tutti quanti.
- Oh! vi taceste pur del tutto, Ciò vi sarebbe reputato in saviezza!
- Deh! ascoltate la difesa della mia ragione, Ed attendete agli argomenti delle mie labbra.
- Convienvisi in favor di Dio parlar perversamente, E per rispetto suo parlar frodolentemente?
- Convienvisi aver riguardo alla qualità sua? Convienvisi litigar per Iddio?
- Sarebbe egli ben per voi ch’egli vi esaminasse? Gabberestelo voi come si gabba un uomo?
- Egli del certo vi arguirà, Se di nascosto avete riguardo alla qualità delle persone.
- La sua altezza non vi sgomenterà ella? Lo spavento di lui non vi caderà egli addosso?
- I vostri detti memorandi son simili a cenere; Ed i vostri sublimi ragionamenti a mucchi di fango
- Tacetevi, e lasciatemi stare, ed io parlerò; E passimi addosso che che sia.
- Perchè mi strappo io la carne co’ denti, E perchè tengo l’anima mia nella palma della mia mano?
- Ecco, uccidami egli pure; sì spererò in lui; Ma tuttavia difenderò le mie vie nel suo cospetto.
- Ed egli stesso mi sarà in salvazione; Perciocchè l’ipocrita non gli verrà davanti.
- Ascoltate attentamente il mio ragionamento; Ed entrivi negli orecchi la mia dichiarazione.
- Ecco ora, quando io avrò esposta per ordine la mia ragione, Io so che sarò trovato giusto.
- Chi è colui che voglia litigar meco? Conciossiachè di presente mi tacerò, e spirerò.
- Sol non farmi due cose, Ed allora io non mi nasconderò dal tuo cospetto.
- Allontana la tua mano d’addosso a me, E non mi spaventi il tuo terrore.
- E poi chiama, ed io risponderò; Ovvero, io parlerò, e tu rispondimi
- Quante iniquità e peccati ho io? Mostrami il mio misfatto, e il mio peccato.
- Perchè nascondi la tua faccia, E mi reputi tuo nemico?
- Stritolerai tu una fronda sospinta? O perseguiterai tu della stoppia secca?
- Che tu mi sentenzii a pene amare, E mi faccia eredar l’iniquità della mia fanciullezza!
- E metta i miei piedi ne’ ceppi, E spii tutti i miei sentieri, E stampi le tue pedate in su le radici de’ miei piedi!
- Onde costui si disfa come del legno intarlato, Come un vestimento roso dalle tignuole