Giobbe - Capitolo 41 - Giovanni Diodati Bibbia
- Trarrai tu fuori il leviatan con l’amo, O con una fune che tu gli avrai calata sotto alla lingua?
- Gli metterai tu un uncino al muso? Gli forerai tu le mascelle con una spina?
- Userà egli molti preghi teco? Ti parlerà egli con lusinghe?
- Patteggerà egli teco, Che tu lo prenda per servo in perpetuo?
- Scherzerai tu con lui, come con un uccello? E lo legherai tu con un filo, per darlo alle tue fanciulle?
- I compagni ne faranno essi un convito? Lo spartiranno essi fra i mercatanti?
- Gli empirai tu la pelle di roncigli, E la testa di raffi da pescare?
- Pongli pur la mano addosso, Tu non ricorderai mai più la guerra.
- Ecco, la speranza di pigliarlo è fallace; Anzi l’uomo non sarà egli atterrato, solo a vederlo?
- Non vi è alcuno così feroce, che ardisca risvegliarlo; E chi potrà presentarsi davanti a me?
- Chi mi ha prevenuto in darmi cosa alcuna? ed io gliela renderò; Quello che è sotto tutti i cieli è mio.
- Io non tacerò le membra di quello, Nè ciò ch’è delle sue forze, nè la grazia della sua disposizione.
- Chi scoprirà il disopra della sua coverta? Chi verrà a lui con le sue doppie redini?
- Chi aprirà gli usci del suo muso? Lo spavento è d’intorno a’ suoi denti.
- I suoi forti scudi sono una cosa superba; Son serrati strettamente come con un suggello.
- L’uno si attiene all’altro, Talchè il vento non può entrar per entro.
- Sono attaccati gli uni agli altri, ed accoppiati insieme, E non possono spiccarsi l’uno dall’altro.
- I suoi starnuti fanno sfavillar della luce, E i suoi occhi son simili alle palpebre dell’alba.
- Della sua gola escono fiaccole, Scintille di fuoco ne sprizzano.
- Delle sue nari esce un fumo, Come d’una pignatta bollente, o d’una caldaia.
- L’alito suo accende i carboni, E fiamma esce della sua bocca.
- La possa alberga nel suo collo, E la doglia tresca davanti a lui.
- Le polpe della sua carne son compresse; Egli ha la carne addosso soda, e non tremola punto.
- Il cuor suo è sodo come una pietra, E massiccio come un pezzo della macina disotto.
- I più forti e valenti hanno paura di lui, quando egli si alza; E si purgano de’ lor peccati, per lo gran fracasso.
- Nè la spada di chi l’aggiungerà potrà durare, Nè l’asta, nè lo spuntone, nè la corazza:
- Egli reputa il ferro per paglia, E il rame per legno intarlato.
- La saetta non lo farà fuggire; Le pietre della frombola si mutano inverso lui in istoppia.
- Gli ordigni son da lui riputati stoppia; Ed egli si beffa del vibrare dello spuntone.
- Egli ha sotto di sè de’ testi pungenti; Egli striscia come una trebbia di ferro in sul pantano.
- Egli fa bollire il profondo mare come una caldaia; Egli rende il mare simile a una composizione d’unguentaro.
- Egli fa rilucere dietro a sè un sentiero, E l’abisso pare canuto.
- Non vi è alcuno animale in su la terra che gli possa essere assomigliato, Che sia stato fatto per esser senza paura.
- Egli riguarda ogni cosa eccelsa, Ed è re sopra tutte le più fiere belve