Giobbe - Capitolo 39 - Giovanni Diodati Bibbia
- Sai tu il tempo che le camozze delle rocce figliano? Hai tu osservato quando le cerve partoriscono?
- Annoveri tu i mesi del termine del lor portato, E sai tu il tempo che devono figliare?
- Elle si chinano, fanno scoppiar fuori il lor feto, Si alleviano delle lor doglie.
- I lor figli son gagliardi, crescono per le biade, Escono fuori, e non ritornano più a quelle.
- Chi ne ha mandato libero l’asino salvatico, E chi ha sciolti i suoi legami?
- A cui io ho ordinato il deserto per casa; E per abitazioni, i luoghi salsugginosi.
- Egli si beffa dello strepito della città; Egli non ode gli schiamazzi del sollecitator delle opere.
- I monti, ch’egli va spiando, sono il suo pasco; Ed egli va ricercando qualunque verdura.
- Il liocorno ti vorrà egli servire? Si riparerà egli presso alla tua mangiatoia?
- Legherai tu il liocorno con la sua fune, per farlo arare al solco? Erpicherà egli le valli dietro a te?
- Ti fiderai tu in lui, perchè la sua forza è grande? E gli rimetterai tu il tuo lavoro?
- Ti fiderai tu in lui ch’egli ti renda la ricolta della tua sementa, E ch’egli te l’accolga nella tua aia?
- Le ale de’ paoni son esse vaghe per opera tua? Od ha da te lo struzzolo le penne e la piuma?
- Fai tu ch’egli abbandoni le sue uova in su la terra, E che le lasci scaldare in su la polvere?
- E che dimentichi che il piè d’alcuno le schiaccerà, Ovvero che le fiere della campagna le calpesteranno?
- Egli è spietato inverso i suoi figli, come se non fosser suoi; Indarno è la sua fatica, egli è senza tema;
- Perciocchè Iddio l’ha privo di senno, E non l’ha fatto partecipe d’intendimento.
- Quando egli si solleva in alto, Egli si beffa del cavallo, e di colui che lo cavalca
- Hai tu data la forza al cavallo? Hai tu adorna la sua gola di fremito?
- Lo spaventerai tu come una locusta? Il suo magnifico nitrire è spaventevole.
- Egli raspa nella valle, si rallegra della sua forza, Esce ad incontrare le armi.
- Egli si beffa della paura, e non si spaventa, E non si volge indietro per la spada.
- Il turcasso, e la folgorante lancia, E lo spuntone gli risuonano addosso.
- D’impazienza e di stizza pare ch’egli voglia trangugiar la terra; E non può credere che sia il suon della tromba.
- Come prima la tromba ha sonato, egli dice: Aha, Aha; Da lontano annasa la battaglia, Lo schiamazzo de’ capitani; e le grida
- È per il tuo senno che lo sparviere vola? Che spiega le sue ali verso il mezzodì?
- L’aquila si leva ella ad alto per lo tuo comandamento? E fai tu ch’ella faccia il suo nido in luoghi elevati?
- Ella dimora e si ripara nelle rupi, Nelle punte delle rocce, ed in luoghi inaccessibili.
- Di là ella spia il pasto, Gli occhi suoi mirano da lontano.
- I suoi aquilini ancora sorbiscono il sangue, E dove sono corpi morti, quivi ella si ritrova