Giobbe - Capitolo 14 - La Nuova Diodati 1991
- »Luomo nato da donna vive pochi giorni ed è pieno di inquietudini.
- Spunta come un fiore poi è reciso; fugge come unombra e non dura.
- Sopra un tale essere tu tieni gli occhi aperti, e mi fai comparire in giudizio con te.
- Chi può trarre una cosa pura da una impura? Nessuno.
- Poiché i suoi giorni sono fissati, il numero dei suoi mesi dipende da te, e tu gli hai posto dei limiti che non può oltrepassare;
- distogli da lui lo sguardo e lascialo stare, finché abbia terminato la sua giornata come un bracciante,
- Almeno per lalbero cè speranza; se è tagliato, cresce nuovamente e continua a mettere germoglio.
- Anche se la sua radice invecchia sotto terra e il suo tronco muore nel suolo
- al sentore dellacqua germoglia nuovamente e mette rami come una pianta.
- Luomo invece muore e rimane atterrato; quando egli esala lultimo respiro, dovè mai?
- Possono venir meno le acque nel mare e un fiume prosciugarsi e seccare.
- ma luomo che giace non si rialza piú; finché non vi siano piú cieli, non si risveglierà né piú si desterà dal suo sonno.
- Oh, volessi tu nascondermi nello Sceol, occultarmi finché la tua ira sia passata, fissarmi un termine e ricordarti di me!
- Se luomo muore può ancora tornare in vita? Aspetterei tutti i giorni del mio duro servizio, finché giungesse lora del mio cambiamento.
- Mi chiameresti e io risponderei; tu avresti un grande desiderio per lopera delle tue mani.
- Allora tu conteresti i miei passi ma non osserveresti i miei peccati;
- sigilleresti il mio peccato in un sacco e copriresti la mia colpa.
- Ma come una montagna cade e si sgretola e come una rupe è rimossa dal suo posto;
- come le acque corrodono le pietre e come le alluvioni portano via il suolo della terra, cosí tu distruggi la speranza delluomo.
- Tu lo sopraffai per sempre, ed egli se ne va; tu sfiguri il suo volto e lo cacci via.
- Se i suoi figli sono onorati, egli non lo sa; se sono disprezzati, egli non lo nota.
- Egli sente solamente il grande dolore della sua carne e si affligge per se stesso«.