Giobbe - Capitolo 9 - La Nuova Diodati 1991
- Allora Giobbe rispose e disse:
- »Sí, io so che è cosí, ma come può un uomo essere giusto davanti a Dio?
- Se uno volesse disputare con lui, non potrebbe rispondergli una volta su mille.
- Dio è saggio di cuore e potente per la forza; chi mai si è indurito contro di lui e ha prosperato?
- Egli sposta le montagne senza che se ne avvedano, quando nella sua ira le sconvolge.
- Egli scuote la terra dal suo posto, e le sue colonne tremano.
- Comanda al sole, ed esso non sorge, e mette un sigillo alle stelle.
- Da solo dispiega i cieli e cammina sulle alte onde del mare.
- Ha fatto lOrsa e lOrione, le Pleiadi e le regioni del sud.
- Egli fa cose grandi e imperscrutabili, meraviglie senza numero
- Ecco, mi passa vicino e non lo vedo, passa oltre e non me ne accorgo.
- Ecco, afferra la preda, e chi gliela può riprendere? Chi può dirgli: »che cosa fai?«
- Dio non ritira la sua collera, sotto di lui si curvano gli aiutanti di Rahab,
- Come dunque potrei io rispondergli e scegliere le mie parole per discutere con lui?
- Anche se avessi ragione, non potrei rispondergli, ma chiederei grazia al mio giudice.
- Se io lo invocassi ed egli mi rispondesse, non potrei ancora credere che ha ascoltato la mia voce,
- lui, che mi colpisce con la tempesta, e moltiplica le mie ferite senza motivo.
- Non mi lascia riprendere fiato, anzi mi sazia di amarezze.
- Se si tratta di forza, ecco, egli è potente; se di giudizio, chi mi fisserà un giorno per comparire?
- Anche se fossi giusto, il mio stesso parlare mi condannerebbe; anche se fossi integro, egli proverebbe che sono perverso.
- Sono integro, ma non ho alcuna stima di me stesso e disprezzo la mia vita.
- E la stessa cosa; perciò dico: Egli distrugge lintegro e il malvagio
- Se un flagello semina improvvisamente la morte, egli ride della sofferenza degli innocenti.
- La terra è data in balìa dei malvagi; egli vela gli occhi ai giudici di essa; se non è lui, chi potrebbe dunque essere?
- Ora i miei giorni passano piú veloci di un corridore, fuggono via senza vedere alcun bene.
- Passano rapidi come navi di giunchi, come laquila che piomba sulla preda.
- Se dico: »voglio dimenticare il mio lamento. deporre il mio aspetto triste e mostrarmi contento«,
- mi spavento per tutti i miei dolori; so bene che non mi riterrai innocente.
- Se sono già stato condannato, perché affaticarmi invano?
- Anche se mi lavassi con la neve e pulissi le mie mani con la soda,
- tu mi getteresti nel fango di una fossa, le mie stesse vesti mi avrebbero in orrore.
- Egli infatti non è un uomo come me, a cui possa rispondere e che possiamo comparire in giudizio assieme.
- Non cè alcun arbitro fra noi, che ponga la mano su tutti e due.
- Allontani da me la sua verga, e il suo terrore non mi spaventi.
- Allora potrò parlare senza temerlo. perché non sono cosí con me stesso«.