Giobbe - Capitolo 30 - La Nuova Diodati 1991
- »Ora invece i piú giovani di me mi deridono, quelli i cui padri avrei rifiutato di mettere fra i cani del mio gregge.
- Del resto, a che cosa mi sarebbe valsa la forza delle loro mani? Il loro vigore è distrutto.
- Emaciati per la miseria e per la fame, fuggono di notte nel deserto desolato e arido.
- strappando erba amara accanto ai cespugli e radici di ginestra per loro cibo.
- Sono scacciati di mezzo agli uomini che gridano dietro a loro come a ladri.
- Sono costretti a vivere nei dirupi delle valli, nelle caverne della terra e fra le rocce;
- urlano fra i cespugli e si stringono insieme sotto i rovi;
- gente stupida, sí, gente spregevole, cacciati via dal paese.
- Ora sono diventato il loro canto di scherno, sí, sono il loro zimbello.
- Hanno orrore di me, stanno lontano da me e non esitano a sputarmi in faccia.
- Poiché Dio ha allentato la corda della mia tenda e mi ha umiliato, essi hanno rotto ogni freno davanti a me.
- Questa gentaglia si leva alla mia destra, spingono lontano i miei piedi e preparano contro di me le vie per distruggermi.
- Sovvertono il mio cammino, peggiorano la mia sventura, anche se nessuno li soccorre.
- Si avvicinano come attraverso unampia breccia, si lanciano su di me come un uragano.
- Mi piombano addosso terrori, danno la caccia al mio onore come il vento, e la mia prosperità si dilegua come una nube.
- Ora mi struggo dentro di me, e i giorni di afflizione mi sono venuti addosso,
- Di notte mi sento trafiggere le ossa, e i dolori che mi rodono non mi danno tregua.
- Per la grande violenza la mia veste si deforma, mi stringe attorno come il colletto del mio mantello.
- Egli mi ha gettato nel fango e sono diventato come polvere e cenere.
- Io grido a te, e tu non mi rispondi; ti sto davanti, ma tu mi stai ad osservare.
- Sei divenuto crudele verso di me; mi perseguiti con la potenza della tua mano.
- Mi sollevi in alto sul vento, mi fai cavalcare su di esso e mi fai scomparire nella tempesta.
- So infatti che tu mi conduci alla morte, alla casa di convegno di tutti i viventi.
- Certamente non stenderà la sua mano alla tomba, anche se nella sua sventura grida in cerca di aiuto.
- Non ho forse io pianto per chi era nellavversità, e non mi sono addolorato per il povero?
- Quando aspettavo il bene, è venuto il male; quando aspettavo la luce, è venuta loscurità.
- Le mie viscere ribollono senza tregua, sono venuti per me giorni dafflizione.
- Vado attorno tutto annerito, ma non dal sole; mi alzo nellassemblea e grido in cerca di aiuto.
- Sono diventato fratello degli sciacalli e compagno degli struzzi.
- La mia pelle si è annerita su di me e le mie ossa bruciano dal calore.
- La mia cetra serve solo per lamenti e il mio flauto per voci di pianto«