Giobbe - Capitolo 7 - La Nuova Diodati 1991
- »Non compie forse un duro lavoro luomo sulla terra, e i suoi giorni non sono come i giorni di un bracciante?
- Come lo schiavo sospira lombra e come il bracciante aspetta il suo salario,
- cosí a me sono toccati in sorte mesi di calamità e mi sono state assegnate notti di dolore.
- Appena mi corico, dico: »quando mi alzerò?« Ma la notte si prolunga e sono continuamente agitato fino allalba.
- La mia carne è coperta di vermi e di vermi e di zolle di terra, la mia pelle si screpola ed è ripugnante.
- I mie giorni sono più veloci di una spola da tessitore e si consumano senza speranza.
- Ricordati che la mia vita è un soffio il mio occhio non vedrà piú il bene.
- Locchio di chi mi vede non mi scorgerà piú; i tuoi occhi saranno su di me ma io non sarò piú.
- Come una nuvola svanisce e si dilegua, cosí chi scende nello Sceol, non risale piú;
- non tornerà piú nella sua casa, e la sua dimora non lo riconoscerà piú
- Perciò non terrò chiusa la bocca parlerò nellangoscia del mio spirito, mi lamenterò nellamarezza della mia anima.
- Sono io forse il mare o un mostro marino che tu mi faccia sorvegliare da una guardia?
- Quando dico: il mio letto mi darà sollievo, il mio giaciglio allevierà il mio dolore
- tu mi spaventi con sogni e mi atterrisci con visioni;
- Cosí lanima mia preferisce soffoca e morire piuttosto che questa vita.
- Mi disfaccio; non vivrò per sempre lasciami stare, i giorni miei non sono che un soffio.
- Che cosa è luomo perché tu lo renda grande e presti a lui attenzione,
- e lo visiti ogni mattina mettendolo alla prova ad ogni istante?
- Quando distoglierai il tuo sguardo da me, e mi lascerai inghiottire la mia saliva?
- Se ho peccato, che cosa ti ho fatto, o guardiano degli uomini? Perché mi hai fatto il tuo bersaglio, al punto di essere divenuto un peso a me stesso?
- Perché non perdoni le mie trasgressioni e non passi sopra la mia iniquità? Perché presto giacerò nella polvere; tu mi cercherai, ma io non sarò piú«.