Giobbe - Capitolo 4 - La Nuova Diodati 1991
- Allora Elifaz di Teman rispose e disse:
- »Se qualcuno provasse a parlarti. ti darebbe fastidio? Ma chi potrebbe trattenere le parole?
- Ecco tu ne hai ammaestrati molti e hai fortificato le mani stanche,
- le tue parole hanno sorretto i vacillanti, e hai rinfrancato le ginocchia che si piegavano.
- Ma ora che il male succede a te, vieni meno; ha colpito te, e sei tutto smarrito.
- La tua pietà non è forse la tua fiducia, e lintegrità della tua condotta, la tua speranza?
- Ricorda: quale innocente è mai perito, e quando mai furono distrutti gli uomini retti?
- Come io stesso ho visto, quelli che arano iniquità e seminano guai, ne raccolgono i frutti.
- Al soffio di Dio periscono dal vento della sua ira sono consumati.
- Il ruggito del leone la voce del leone feroce e i denti dei leoncelli sono spezzati.
- Il leone trova la morte per mancanza di preda, e i piccoli della leonessa sono dispersi.
- Una parola mi è furtivamente giunta, e il mio orecchio ne ha colto il sussurro.
- Fra i pensieri delle visioni notturne, quando un sonno profondo cade sui mortali,
- uno spavento mi prese e un fremito che fece tremare tutte le mie ossa.
- Uno spirito mi passò davanti e i peli del mio corpo si rizzarono.
- Si fermò, ma non potei riconoscere i suo aspetto; una figura mi stava davanti agli occhi; cera silenzio poi udii una voce che diceva:
- "Può un mortale essere piú giusto di Dio? Può un uomo essere piú puro del suo Fattore
- Ecco, egli non si fida neppure dei suoi servi, e riscontra difetti persino nei suoi angeli;
- quanto piú in quelli che abitano in case di argilla, il cui fondamento è nella polvere, e sono schiacciati come una tarma.
- Dalla mattina alla sera sono distrutti; periscono per sempre, senza che nessuno ci badi.
- La corda della loro tenda non viene forse strappata? Essi muoiono, ma senza sapienza"«.