Giobbe - Capitolo 15 - La Nuova Diodati 1991
- Allora Elifaz di Teman rispose e, disse:
- »Un uomo saggio risponde forse con una conoscenza vana, e si riempie di vento orientale?
- Discute forse con discorsi inutili e con parole che non servono a nulla?
- Sì tu abolisci la pietà ed elimini la preghiera davanti a Dio.
- Poiché il tuo misfatto ti suggerisce le parole e scegli il linguaggio degli astuti.
- Non io, ma la tua stessa bocca ti condanna e le tue stesse labbra testimoniano contro di te.
- Sei tu forse il primo uomo che è nato o sei stato formato prima dei colli?
- Hai tu udito il segreto consiglio di Dio o possiedi tu solo la sapienza?
- Che cosa sai tu che noi non sappiamo, o che cosa comprendi che non sia inteso anche da noi?
- Tra di noi ci sono uomini canuti e vecchi, piú attempati di tuo padre.
- Ti sembrano poca cosa le consolazioni di Dio e le dolci parole a te rivolte?
- Perché mai ti porta via il cuore, e perché i tuoi occhi lampeggiano,
- volgendo la tua collera contro Dio e lasciando uscire dalla tua bocca tali parole?«.
- »Che cosè luomo da ritenersi puro, e il nato di donna per essere giusto?
- Ecco, Dio non si fida neppure dei suoi santi e i cieli non sono puri ai suoi occhi;
- quanto meno un essere abominevole e corrotto, luomo, che beve liniquità come acqua!
- Voglio parlarti, ascoltami; ti racconterò ciò che ho visto,
- ciò che i saggi riferiscono senza celare nulla di ciò che hanno udito dai loro padri,
- ai quali soli fu concesso questo paese e senza che nessun straniero fosse passato in mezzo a loro.
- Il malvagio soffre dolori tutta la sua vita, e sono numerati gli anni riservati al tiranno.
- Rumori spaventosi giungono ai suoi orecchi, e nella prosperità gli piomba addosso il distruttore.
- Non ha speranza di far ritorno dalle tenebre, e la spada lo aspetta.
- Va errando in cerca di pane; ma dove trovarne? Egli sa che il giorno di tenebre è preparato al suo fianco.
- Avversità e angoscia lo spaventano, lassalgono come un re pronto alla battaglia,
- perché ha steso la sua mano contro Dio, ha sfidato lOnnipotente,
- lanciandosi ostinatamente contro di lui con i suoi forti scudi ornati di borchie.
- Anche se la sua faccia è coperta di grasso, e i suoi fianchi sono rigonfi di pinguedine
- egli abita in città desolate, in case disabitate, destinate a diventare mucchi di rovine.
- Egli non si arricchirà e la sua fortuna non durerà, né i suoi averi si estenderanno sulla terra.
- Non riuscirà a liberarsi dalle tenebre, la fiamma farà seccare i suoi germogli, e sarà portato via dal soffio della sua bocca.
- Non confidi nella vanità, ingannando se stesso, perché la vanità sarà la sua ricompensa.
- Si compirà prima del tempo, e i suoi rami non rinverdiranno piú.
- Sarà come una vite da cui si strappa luva ancora acerba, come lulivo da cui si scuote il fiore.
- Poiché la famiglia degli ipocriti sarà sterile, e il fuoco divorerà le tende delluomo venale.
- Essi concepiscono iniquità e partoriscono rovina; e il loro seno cova linganno«.