Giobbe - Capitolo 23 - La Nuova Diodati 1991
- Allora Giobbe rispose e disse:
- »Anche oggi il mio lamento è doloroso; la mia mano è fiacca a motivo del mio gemito.
- Oh, sapessi dove trovarlo, per poter arrivare fino al suo trono!
- Esporrei la mia causa davanti a lui, riempirei la mia bocca di argomenti.
- Saprei le parole con le quali mi risponderebbe, e capirei ciò che avrebbe da dirmi.
- Contenderebbe egli con me con grande forza? No, invece mi presterebbe attenzione.
- Là luomo retto potrebbe discutere con lui, cosí sarei assolto dal mio giudice per sempre.
- Ecco, vado ad oriente, ma là non cè; ad occidente, ma non lo scorgo;
- opera a settentrione, ma non lo vedo; si volge a mezzogiorno, ma non riesco a vederlo.
- Ma egli conosce la strada che io prendo; se mi provasse, ne uscirei come loro.
- Il mio piede ha seguito fedelmente le sue orme, mi sono tenuto sulla sua via senza deviare;
- non mi sono allontanato dai comandamenti delle sue labbra, ho fatto tesoro delle parole della sua bocca piú della mia porzione di cibo.
- Ma egli non ha uguali, e chi mai può farlo cambiare? Ciò che egli vuole, lo fa;
- cosí egli compirà ciò che ha decretato nei miei confronti e di piani come questo ne ha molti altri.
- Perciò alla sua presenza io sono atterrito; quando considero questo, ho paura di lui.
- Dio fa venire meno il mio cuore, lOnnipotente mi spaventa.
- Poiché non sono stato messo a tacere davanti alle tenebre; ed egli non ha nascosto la fitta oscurità alla mia faccia«.