Giobbe - Capitolo 35 - La Nuova Diodati 1991
- Elihu continuò a parlare e disse:
- »Ti pare una cosa giusta quando dici: »Sono piú giusto di Dio«?
- Infatti hai detto: »che ti giova? Quale utilità avrei del mio peccato?«.
- Risponderò io a te e ai tuoi amici assieme a te.
- Contempla il cielo e osserva; guarda le nuvole, che sono piú alte di te.
- Se pecchi, che effetto ha su di lui? Se moltiplichi i tuoi misfatti, che danno gli arrechi?
- Se sei giusto, che cosa gli dai, o che cosa riceve dalla tua mano?
- La tua malvagità può solamente nuocere a un uomo come te, e la tua giustizia può solamente giovare a un figlio duomo.
- Si grida per il gran numero delle oppressioni, si grida in cerca di aiuto a motivo della forza dei potenti;
- ma nessuno dice: »Dovè Dio, il mio creatore, che nella notte concede canti di gioia,
- che a noi insegna piú cose che alle bestie dei campi e ci fa piú saggi degli uccelli del cielo?
- Cosí si grida, ma egli non risponde a motivo della superbia dei malvagi.
- Certamente Dio non darà ascolto a discorsi vuoti, e lOnnipotente non vi farà attenzione.
- Anche se tu dici di non vederlo, la tua causa sta davanti a lui, e tu devi aspettarlo.
- Ma ora, perché nella sua ira non punisce e non fa troppo caso alle trasgressioni,
- Giobbe apre inutilmente le labbra e accumula parole senza senno«.